Quattro sfumature di Gravel.

Ultimo trasferimento in direzione Alba

Ho preferito lasciar depositare la polvere sollevata da questo evento senza però attendere troppo per non perderne il retrogusto che sento ancora chiaramente.
Il superenduro B Road è una grande intuizione di Franco Monchiero che ha avuto l’esperienza è l’istinto per fare qualcosa di davvero nuovo.

Preparazione, numero e ruote punzonate.

Preparazione, numero e ruote punzonate.

Questo evento ha un carattere molto definito e si è forse rivelato qualcosa di imprevedibile per chi ha deciso di partecipare.
È successo la stessa cosa con la 24 ore di Finale. Chi aveva deciso di venire alla prima edizione non aveva la minima idea del sapore che avrebbe avuto l’evento è quindi la sorpresa è stata piacevole ed inaspettata.
Noi di RW-PD eravamo in due: io ai paddock, bloccato allo stand Niner-Surly-Salsa e Francesco partito per ultimo, iscrittosi pochi secondi prima della partenza: spesso le posizioni di retrovia sono le migliori per osservare e respirare ció che accade.

La partenza dei primi 6 corridori in stile Superenduro

La partenza dei primi 6 corridori in stile Superenduro

L’evento e il suo stile.
Le prove speciali sono state 4, ognuna con caratteristiche e difficoltá ben calibrate anche se ‘esigenti’ per i meno allenati e l’evento non è certo stato una passeggiata di 107 chilometri, ma una esperienza ‘nuova’ e un poco surreale con quei ritmi da ‘rally’ affrontati senza altri rumori se non l’ansimare dei partecipanti.

Lasciata La Morra si scende verso Barolo in trasferimento

Lasciata La Morra si scende verso Barolo nel primo trasferimento

La mia opinione è che questo evento vada ben oltre la classificazione di un evento gravel che a tutti gli effetti è qualcosa di molto diverso e se volete più simile ad una normale competizione ciclistica su strada come una granfondo immersa nella polvere. O nel fango.
Innanzi tutto le sessioni ‘offroad’ coprivano circa un decimo dell’intero percorso e non si allontanavano dal terzo delle sessioni cronometrate.
Quindi 90 percento asfalto circa.

Si sale verso Monforte

Si sale verso Monforte

Nel trasferiemnto si formano i gruppetti

Nel trasferiemnto si formano i gruppetti

La VERA sorpresa però è stata la distribuzione dello sforzo e delle energie nell’arco dell’evento: non uno sforzo progressivo e costante che si sviluppa con crisi e allunghi tra le due bandiere, ma un alternarsi di convivialitá con momenti di impegno come se non ci fosse un domani.
Insomma si passa dalle chiacchiere aspettando il proprio orario di partenza a ritmi da spaccare il cardio quando al cancelletto  il conto alla rovescia termina.
Bellissimo e soprattutto molto diverso da quello che siamo abituati ad attenderci. A patto di non essere  enduristi. Insomma una sorpresa per come si riuscisse a ‘correre’ mantenendo una ‘socialitá’ dell’evento impossibile con altre formule.

I gruppi si ingrossano proseguendo il trasferimento

I gruppi si ingrossano proseguendo il trasferimento

L'arrivo a Bossolasco, partenza della PS1

L’arrivo a Bossolasco, partenza della PS1

Ho sentito molti Biker che hanno trovato questa cosa quasi naturale mentre ho avuto modo di ascoltare stradisti puri un poco meravigliati è un poco piacevolmente sorpresi da quando questo evento finalmente li portasse ad usare la bici e ad organizzare il proprio gesto atletico in modo assolutamente inusuale.
Sono convinto che questi eventi saranno per molti una delle poche vere novitá nel proprio modo di concepire il ciclismo competitivo… e sognando ad occhi aperti giá mi vedo Franco che vende i diritti televisivi a SKY dove le prove di World Cup B ROAD verranno trasmesse via satellite con grandi atleti specializzati e fortissimi che si sfidano in speciali avvincenti con intertempi e analisi dei passaggi in stile Moto Gp con tanto di onboard camera.
Esagero? Forse ma questi eventi hanno un taglio è un potenziale che non si limitano alla presenza delle sezioni sterrate ma ad un approccio all’evento che chi è abituato alle 700C non ha mai vissuto.

A Bossolasco in attesa della partenza della PS 1, uno ogni 10 secondi

A Bossolasco in attesa della partenza della PS 1, uno ogni 10 secondi

La tecnica coinvolta e non.
Serviva una bici gravel in questo evento? No, semplicemente perchè, come detto prima questo evento ha uno sviluppo che nulla ha a che vedere con la classica competizione Gravel.

PS 2 completamente su sterrato

PS 2 completamente su sterrato

PS 1 una strada di campagna con fondo sabbioso e un paio di tratti con pietre

PS 1 una strada di campagna con fondo sabbioso e un paio di tratti con pietre

Pochi giorni prima dell’appuntamento di La Morra si è svolta negli States quella che è la gara Gravel piú importante del mondo: Dirty Kanza 200 altro non è stata che una gara di 320 chilometri praticamente tutta sterrata, senza stop, con un tempo per il primo classificato di 13 ore e un minuto per una media di quasi 25 km /ora. E c’erano guadi con l’acqua che arrivava fino al fondello. E piaggia, e fango. Tanto fango.
http://www.cxmagazine.com/2015-dirty-kanza-200-race-results-video-nauman-hauswald
Per questi eventi una bici specifica pensata per assorbire le asperità ed avanzare in situazioni critiche è fondamentale.
Alla Morra c’erano molte bici da corsa che certo pagavano qualcosa dove non c’era l’asfalto ma che aiutavano molto nelle salite al limite e nel percorrere i trasferimenti con il minimo sforzo.

Ultimo trasferimento in direzione Alba

Ultimo trasferimento in direzione Alba

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C’era anche un certo numero di Gravel bikes, ed una di queste (una GT) ha vinto per due decimi di secondo su una Cannondale da corsa, ma probabilmente la bici migliore per questo tipo di eventi non sará mai una gravel nè una bici da ciclocross ma una bici da corsa con una geometria non troppo ‘spinta’ ed un paio di ruote con una larghezza compresa tra 28 e 32, con un battistrada poco scolpito e gomma tubeless.

Guado

C’è anche l’ebbrezza del guado

Sterrata

Bellissima sterrata all’ombra nell’ultimo trasferimento

Certo questo è stato l’evento numero uno e se il prossimo avrá una componente ‘DIRT’ piú importante questo probabilmente cambierá un poco l’equazione, ma resteremo sempre nel dominio di un evento dove il risultato e lo sforzo saranno confinati in alcune fasi ‘intense’ è mai distribuiti equamente in tredici ore di continuo inferno.
Se dovessi dire quale potrebbe essere la bici ideale per questa formula non opterei per una gravel e tanto meno per un ciclocross ma per una bici da ‘randonnèe’ con un telaio corsa comodo, con una geometria non troppo impegnativa ed un passaggio ruote generoso, naturalmente con freni a disco per non avere problemi anche con il bagnato.

Sterrata lungo il canale

Sterrato lungo il canale, sarebbe stato l’ideale per una PS in stile “crono gravel”

Sterrata lungo il canale

Sterrata lungo il canale

Tanto per darvi un’idea (di parte) mi sembra proprio che l’arma finale per questo tipo di eventi non sia un Niner BSB RDO, macchina pura da gara ciclocross, o un Salsa Warbird in carbonio o alluminio, armi totali per gare come la Dirty Kanza 200, ma probabilmente un Salsa Colossal in acciaio o in Titanio, con un bel semislick da 28 da sostituire con una gomma leggermente tassellata da 32 in caso di cattivo tempo.

La parte iniziale dell'ultima PS, la 4, un bellissimo strerrato tra le vigne

La parte iniziale dell’ultima PS, la 4, un bellissimo strerrato tra le vigne salendo verso La Morra

Premiazione dei primi 3

Premiazione dei primi 3