L’umiliante AZT 750

Pubblichiamo in italiano l’articolo scritto da Jay Petervary dopo l’Arizona Trail 750, a dimostrazione che anche chi è super esperto a volte si scontra con la dura realtà dell’Adventure Biking.

L’ARIZONA TRAIL 750 MI HA PRESO A CALCI NEL CULO! Essere umiliato, sorpreso, e colto alla sprovvista è esattamente quello di cui a volte ho bisogno di avere una vera e propria avventura, un esperienza che apprezzo molto.  Competo in molti eventi ogni anno, ma pochi davvero mi trasportano dalla mia zona di comfort a quel senso di incertezza. Per anni ho avuto quel tipo di esperienze attraverso gare d’avventura-orientamento, e poi ho riscoperto quelle sensazioni concorrendo in gara l’Iditarod.
Era già un po’di tempo  da quando ho raggiunto il fondo, quella sensazione di disagio, gareggiando, ma l’AZT me l’ha riconsegnata alla grande.

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A volte di proposito cerco una sfida più grande, scegliendo eventi che mi portano da un estremo all’altro. Questo è stato un altro motivo per cui ho scelto la AZT 750. Vivo in montagna in un paese pieno di neve, dove non vedo temperature sopra lo zero fino ad aprile e guido una fatbike su sentieri da motoslitta tutto l’inverno. Quindi, andare giù verso il deserto e pedalare un lunghissimo singletrack tecnico in mezzo alla vegetazione implacabile del deserto sembrava un’avventura perfetta, un vero e proprio cambio di passo e di stile. L’ ultimo evento in cui ho gareggiato è stato l’ Arrowhead 135 dove la temperatura era trenta sotto zero! Allora perché non andare dove sarà di 35 gradi sopra? Da un estremo all’altro.

Come ho lasciato la fredda e nevosa Teton Valley con la mia Salsa Spearfish carica, mi sentivo preparato con l’attrezzatura giusta, la conoscenza e un sacco di esperienza di gare a lunga distanza: tutto il necessario per completare il percorso.
Purtroppo non avevo davvero idea di cosa aspettarmi del sentiero tranne le cose che avevo sentito e le poche letture che avevo fatto.
Sapevo per certo solo un paio di cose: c’è un sacco di singletrack, una discreta quantità di portage, e  il percorso è molto duro per i pneumatici.

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Singletrack… forse sarebbe meglio descritto come sentierino. L’ AZT è in realtà una pista per cavalli o trekking a piedi, non un sentiero singletrack per le Mtb. Qui in Idaho abbiamo alcuni di questi percorsi sulle terre del Forest Service e le percorro in Mtb, ma le considero come sentieri backcountry con un tipo di guida più avventura. Sì il sentiero AZT è pedalabile, ma è MOLTO rovinato, la scelta della traiettoria è critica e ha abbastanza cactus e altre piante inamovibili ad invadere il sentiero che quando ci passi di fianco sarebbe quasi meglio attraversare un recinto di filo spinato. I tornanti sono strettissimi e le discese richiedono abilità da freerider.

Spesso mi sentivo come se fossi in un bicchiere pieno di ghiaccio o all’estremità di un martello pneumatico. Non mi dispiace guidare in questo tipo di sentieri, ma non era quello che avevo in mente e che mi sarei aspettato dopo le limitate ricerche che avevo fatto. Potete immaginare quanto sia faticoso pedalare un percorso come questo per poche ore, ma avete idea cosa significhi percorrerli tutto il giorno ? Letteralmente tutto giorno per più di otto giorni! E ‘stata una batosta. Vorrei aggiungere che c’è voluto un giorno intero per prendere confidenza con il singletrack e riuscire a chiudere un sacco di passaggi tecnici e riprendere confidenza con il mio nuovo destriero.
Sì , questo era il mio primo giro fuoristrada dell’anno. Perché non riscaldarsi con qualcosa di facile?

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Sezioni di portage: sapevo che ce ne sarebbero state diverse e mi era stato detto che la maggior parte era nei primi 500 chilometri del percorso e che da li in avanti le cose sarebbero state più facili. NO!
Ragazzi, che trip mentale è stato!
C’era un sacco di sezioni in stile ‘prendi su la bici e fatti una passeggiata’ lungo tutto il percorso. In realtà non è durato per i primi 500 chilometri ma per tutti i 1200 chilometri fino al traguardo.
Inoltre c’erano molti alberi abbattuti da superare. Il portage è stato di ogni tipo – a volte solo per un breve tratto, a volte quel breve tratto arrivava ogni dieci minuti, poi magari per attraversare della vegetazione o per aprirsi la strada per i quasi 30 chilometri dell’Highline Trail che era ricoperta di Manzanita, o per guadagnare 610 metri di dislivello del Mogollon Rim, o per i 38 chilometri abbondanti attraverso il Grand Canyon, prima in discesa e poi risalendo il lato opposto. Direi che c’erano tonnellate di portage.  Punto! Bella fregatura!

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I pneumatici erano la mia grande preoccupazione, ma non ho avuto una singola foratura durante tutto il percorso! Devo elogiare i pneumatici WTB Wolverine e il sigillante Slime per questo. Alla fine le mie gomme erano praticamente delle slick con un sacco di tasselli strappati, ma sono sopravvissuti alle 750 miglia senza utilizzare nessun kit di riparazione e dei tre copertoni di ricambio che, forse da eccessivamente paranoico, mi ero portato. Forse sono stato anche un po’fortunato.

Il sentiero può non aver mangiato le mie gomme, ma ha divorato me stesso. I primi due giorni le mie gambe sono state raschiate, colpite e tagliate dalla vegetazione, insieme ad alcuni incidenti che sono stati necessari per sciogliermi un po ‘e farmi ricordare come guidare su questo terreno.

Andando ad un evento come questo per la prima volta non volevo pormi delle aspettative troppo elevate o avere obiettivi troppo ambiziosi. La prima volta comincio con obiettivi semplici: voglio completare il percorso, imparare il più possibile, e fare la corsa nel modo più pulito possibile. Se tutto ciò accade, forse posso stare nel gruppo di testa. Se poi le cose stanno andando molto bene, allora comincio a prestare attenzione al mio ‘tempo’.

In questo sforzo, il mio primo tentativo all’AZT 750, non mi sento di aver fatto una corsa pulita da nessun punto di vista.
La mia mente è stata il più grande ostacolo che ho affrontato. Continuavo a pensare che le cose sarebbero diventate più facili, man mano che andavo avanti, ma non è successo.
Il tempo e i chilometri trascorrevano lentamente, dolorosamente. Le differenze di temperatura sicuramente hanno avuto un impatto molto forte su di me.
Durante il giorno era caldo e durante la notte freddo. Mi sentivo bene, ma non eccezionalmente, è sempre difficile tenere il passo con il benessere personale in un evento come questo, scavando in profondità per tutto il giorno, lentamente, andando a scavare dentro se stessi, in termini di nutrizione e idratazione, dolore e ferite.
Mi sono ritrovato la maggior parte del tempo in una condizione di disagio. Non in uno stato pessimo, ma abbastanza male che quando il sole andava giù e la temperatura si abbassava, io avevo sempre molto freddo, ogni notte. Una volta raffreddato non riuscivo a tornare di nuovo caldo fino a quando il sole non splendeva di nuovo e questo ha reso molto lunghe le mie notti. Il sonno è stato sempre interrotto, e alcune notti volevo solo ripartire di nuovo da tanto ero stanco dei brividi dentro il sacco a pelo con tutti i miei vestiti addosso.

I miei stinchi hanno preso una bella batosta fin da subito con dei gran colpi di pedale e lo spingere a piedi deve aver sforzato piuttosto pesantemente alcuni dei miei legamenti, al punto che ho pensato di essermi fratturato la tibia destra. Dopo ho anche fatto una radiografia e sono stato a riposo. Le cose stanno migliorando. Come si potrebbe sospettare, ho una elevata soglia del dolore, a volte a mio stesso svantaggio. A partire dal terzo giorno, ho dovuto iniziare a camminare con i piedi molto piatti, al fine di non sovraccaricare la caviglia destra. Per un escursionista aggressivo come me questo non era solo scomodo, ma anche molto frustrante.

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A completare tutte le sfide offerte dal percorso, c’era l’escursione attraverso il Grand Canyon con la mia Spearfish caricata sulla schiena. Alla fine ho scoperto che era una delle parti più divertenti del percorso. Mi ha dato la possibilità di guardarmi veramente intorno, di utilizzare muscoli diversi e riflettere sulla vita e su come sono fortunato a fare queste cose.

Quando arrivo a questo punto, quando sono fisicamente e mentalmente abbattuto, la parte fisica è come paralizzata e non la sento di per sé, ma la parte emotiva è fortissima.
E’ la parte che mi piace di più. Spesso mi sento sopraffatto da qualcosa di più grande e ottengo una sensazione di brivido, che fa apparire un sorriso sul mio volto.
In questi momenti mi sento come la persona più fortunata del mondo e che assolutamente nulla può fermarmi. Ci sono poche cose nella vita che offrono tali sentimenti di umiltà e nello stesso tempo di potere, ed è qualcosa che non posso davvero spiegare. Ma è una sensazione che voglio continuare a sperimentare e succede soprattutto quando mi spingo attraverso sfide davvero difficili e stancanti.

Questo per molte persone potrebbe sembrare un incubo, ma è quello che bramo veramente. Sento che l’ AZT mi ha picchiato duro e mi ha sfidato… in un modo positivo. Attendo con ansia la mia prossima corsa su un percorso del genere, forte di  tutto ciò che ho imparato e sperimentato questa volta.
La prossima volta spero di poter davvero sfidare me stesso, invece di prendermi una batosta come questa.